Riportiamo due articoli relativi al "futuro" delle Vele di Calatrava, la città dello sport, che pur non essendo nel territorio del VII Municipio, ci tocca da vicino:

 

 

Nel Lazio 82 opere incompiute, Calatrava: "La Vela di Tor Vergata sarà finita


Il convegno all'ateneo capitolino: la nostra regione ha il record di infrastrutture non ultimate. L'archistar nega di essersi pentito di aver accettato l'incarico qui in Italia: "Di 600 milioni ne mancano 400 per concluderla"

Quasi 700 opere incompiute in Italia, dai loculi cimiteriali alle Vele di Calatrava, con un numero che continua a crescere mensilmente, e circa 3 miliardi di fondi spesi. Questi i numeri dati dal viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Riccardo Nencini, durante il convegno 'Opere incompiute: quale futuro?' alla Città dello sport (dove sorgono appunto le Vele di Calatrava) di Tor Vergata. Sono "693 opere incompiute ad oggi - ha specificato il viceministro - il Lazio ha la punta massima di 'incompiute' con 82 opere, Trento è a zero". Per concluderle servirebbero circa "1,2 miliardi, una cifra forse eccessivamente abbondante pensando alle opere che ormai non sono più necessarie". Nono stante i numeri, è ottimista l'archistar Santiago Calatrava: "Sono completamente convinto che le Vele saranno terminate, non mi è mai capitato in 30 anni di professione che una mia opera iniziata non sia mai stata conclusa".

L'appello che Nencini rivolge è alle amministrazioni locali e alle Regioni, affinché, per evitare commissioni e commissariamenti, "forniscano i dati che servono per concludere l'analisi delle opere incompiute ed evidenziare quindi quali vanno portate a conclusione e quali hanno la caratteristica della priorità". Data poi, la "carenza fondi pubblici, le opere - ha aggiunto Nencini - andranno associate al mondo dell'impresa privata" che potranno utilizzare quel bene "anche con una destinazione d'uso diversa da quella iniziale il tutto con un vantaggio di non consumare altri pezzi del territorio, utilizzando beni che potrebbero svolgere una buonissima funzione". L'idea del viceministro è quella di "far nascere un tavolo al Mit" e tra gli altri "provare a chiudere in un articolato di legge" che tenga conto delle proposte emerse oggi durante il convegno.

Riguardo allo stato di avanzamento dei lavori delle Vele Calatrava ha spiegato che "la percentuale è attualmente al 70-75%, ma dal punto di vista economico è molto diverso". Dei 600 milioni necessari per la costruzione della struttura ne mancano, infatti, circa 400. E sul suo compenso, ha precisato che "il miglior guadagno è vedere un'opera del genere conclusa e credo che sia lo stesso per ogni operaio che ci ha lavorato". Nonostante le difficoltà riscontrate dall'apertura del cantiere nel 2007, Calatrava nega di essersi pentito di aver accettato l'incarico qui in Italia. "Sono venuto tante volte qui a Roma a imparare e non sarò mai abbastanza grato per quanto ha fatto l'Italia per costruire il 'bello' che per me è continuamente fonte di ispirazione". Sul futuro delle 'Vele' ha aggiunto che l'Ateneo "sta facendo un grande lavoro per decidere come ricondurre il progetto a quelle che sono le loro esigenze anche per trovare un equilibrio in grado di reperire fondi ministeriali e europei. Stanno lavorando con molto buon senso". Sull'ipotesi di non alzare la seconda 'vela', l'architetto conclude: "Perché non dovrebbe essere fatta? In momenti di crisi anche economica non bisogna restare con le braccia piegate, ma bisogna unire le forze e trovare nuove energie. Credo che noi siamo, ancora oggi, dentro i tempi che opere come questa richiedono". Rapporti con l'ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, e con quello attuale, Ignazio Marino, sul progetto? Calatrava ha replicato: "I miei rapporti sono con l'Università".
L'archistar ha ricordato che la Città dello Sport nasceva come "opera epocale, con l'idea di ristrutturare il grande campus dell'università di Tor Vergata, capace di accogliere migliaia di giovani in occasione del Giubileo del 2000. Questo è un progetto epocale che può portare allo sviluppo dell'Università e della zona circostante: questa è la reale base funzionale per l'investimento economico. L'intenzione è quella di sederci e lavorare per portare idee interessanti. Credo che essere flessibili faccia parte del mio mestiere: non sono mai venuto qui a Roma a imporre nulla, ma il mio scopo è imparare e contribuire, collaborare con le istituzione e università è un privilegio". 

Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, si augura, invece, che "il nuovo codice degli appalti eviti gli errori che hanno consentito lo svilupparsi del fenomeno - tipicamente italiano - delle opere pubbliche incompiute. La strada da percorrere è quella del ricorso alle procedure concorsuali, le sole che possono garantire architetture di qualità, della condivisione dei progetti con le comunità, di una seria programmazione che metta a sistema le potenzialità economiche e le risorse disponibili. Tutto ciò potrà evitare scelte politiche sbagliate, troppo spesso dettate dai favoritismi, provochino ritardi e contenziosi, accrescendo sprechi di risorse sul piano ambientale, economico e sociale. Ora serve aprire una stagione nuova, una stagione di interventi di qualità, selezionati attraverso concorsi di progettazione e che abbiamo come obiettivo quello della riduzione progressiva del suolo consumato - ha proseguito l'architetto - per arrivare a zero nei prossimi trenta anni. Il destino delle opere incompiute - a meno che non siano così importanti da dover essere concluse o degli eco-mostri da dover essere abbattuti - sta nel loro riuso e nella loro trasformazione". Un esempio, ha concluso Freyre, "è sotto gli occhi di tutti: il recente progetto di trasformazione in area green e in una piazza del viadotto dei Presidenti al Nuovo Salario a Roma, uno degli interventi proposti dal gruppo di giovani architetti 'G124' di Renzo Piano per rammendare le periferie delle nostre città". 

E per le Olimpiadi 2014 la struttura progettata dall'architetto Santiago Calatrava sarebbe stata in caso disponibile? "Il Coni è stato informato del nostro lavoro sulla rivisitazione. È difficile che ritorni qui il nuoto, però bisogna presentare i progetti. Questo è comunque un quadrante di Roma, che per la candidatura olimpica sarà assolutamente presente - ha dichiarato Giuseppe Novelli, rettore dell'Università Tor Vergata - Siamo disponibili non solo con le 'Vele' di Calatrava, ma anche con tutto il resto: l'Università ha 600 ettari che possono essere a disposizione. Non dimentichiamoci i grandi eventi che abbiamo gestito in
 passato con grande successo, l'università è in grado di sopportarli, però non possiamo snaturare la sua missione. Se si presenta la candidatura in un certo modo, si rafforza", ha aggiunto, per poi chiosare: "Noi ci crediamo, bisogna che tutti ci credano, se ognuno va per la sua strada, è finita. Quando governo, Comune e università si uniscono, possono cambiare una nazione. Quando un'università cresce, cresce un Paese".




Città dello Sport di Roma, scontro tra Calatrava e Comune: "La Vela va terminata"

A margine del convegno sulle opere incompiute l'archistar spagnola contro chi propone una rivistazione al ribasso del suo progetto: "In tempo di crisi bisogna investire, non fermarsi". Rapporti con Marino? "Parlo solo con l'università". Il rettore di Tor Vergata: "Pronti a tutto per completare l'opera"


Chi si aspettava la parola "scusa", è rimasto deluso. Del fallimento delle Vele di Calatrava non c'è responsabile. E mai ci sarà. Tutta colpa della crisi. O delle lungaggini burocratiche. Addirittura, colpa del fatto che i mondiali di Nuoto sono arrivati troppo presto (nel 2009) a fronte di un'opera la cui costruzione è iniziata solo un anno e mezzo prima. Tutte questioni evidentemente cadute dall'alto sulla testa dell'archistar spagnola che si è seduta al tavolo degli amministratori. Al suo fianco il viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini e, ad osservare i suoi rendering, il rettore di Tor Vergata, Giuseppe Novelli, ormai unica parte in causa chiamata a salvare il salvabile del fallimento della Città dello Sport. Come detto, però, nessuno che abbia pensato anche solo un secondo a scusarsi con i cittadini romani che da ormai sei anni sono costretti a guardare lo scheletro della prima Vela (la seconda, forse, non si farà mai) all'orizzonte.

CALATRAVA - Partiamo dall'archistar. Santiago Calatrava è stato chiamato ad aprire il tavolo di discussione sulle opere incompiute. In Italia un'emorragia da 1,5 miliardi di euro. Poche parole concrete sulle Vele, molte sui suoi progetti sparsi per il mondo. Chi si è seduto nel gazebo allestito sotto lo scheletro del palazzo dello sport adiacente alle piscine ha potuto ammirare i lavori dell'architetto in quel di Taiwan o in Florida, i ponti subacquei di Dubai e la stazione futuristica sul cratere di Ground Zero. Ma quando si è trattato di parlare della Città dello Sport, nessun fatto. Non si sa cosa sorgerà dentro le piscine e a cosa servirà il palazzetto dello sport. Non si sa quanti soldi serviranno a completare l'opera e non si sanno, ovviamente, i tempi. Unico dato certo: o l'Università Tor Vergata si prenderà carico di tutto il baraccone (costruito sui suoi terreni) o si potrà mettere la parola fine sul fallimento.

IL PROGETTO - Calatrava si è però detto a portare a termine il suo progetto a prescindere da cosa ne sarà della mega struttura. L'opera che ha definito "epocale" sarà terminata e il progetto inziale è pronto a essere ridiscusso. Potrà diventare un giardino botanico o restare una piscina. Unico "diktat": la seconda Vela. Quella "dovrà essere costruita". Il suo gioiello dovrà mostrarsi a Roma così come lo aveva progettato. Anche a costo di andare allo scontro con il Comune di Roma che, per bocca del suo assessore all'Urbanistica, si è già detto pronto a lasciar svettare dai prati di Tor Vergata anche solo una vela.

L'UNIVERSITA' E LO SCONTRO COL COMUNE - In gioco, come detto, ormai c'è solo l'università. Il rettore Novelli è stato chiaro: le Vele saranno terminate. Basta solo sedersi a un tavolo e decidere cosa farne, quali fondi europei richiedere e capire se la partita olimpica di Roma 2024 potrà vedere come protagonista la struttura pensata per i Mondiali di Nuoto del 2009. Il problema, però, stando alle parole di Calatrava, è che a questo tavolo oggi sembra esserci poco dialogo tra la firma del progetto e chi è chiamato a metterci faccia e soldi. Il Comune, infatti, si è tirato indietro o quasi. Marino, è evidente, non è Veltroni e non ama le grandi opere. La freddezza con la quale parla della Nuvola di Fuksas o il disinteresse che mostra verso lo scheletro delle Vele è la certificazione che questa Giunta non vuole mettere in gioco la propria immagine su fallimenti di altre amministrazione. Per salvare il salvabile si gioca sui conti, sui numeri. Ed è qui che la partita non torna. Caudo, assessore all'Urbanistica, ha più volte fatto capire che il progetto va rivisto con una sforbiciata ai costi. Ma Calatrava non ci sta. "Parlo solo con l'Università". La seconda Vela s'ha da fare. Costi quel che costi. Il problema, è che costa tanto.





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